L’ARBITRIO AL POTERE: IL CREPUSCOLO DELL’ORDINE ATLANTICO

‎‎‎Il Novecento, concludendosi, aveva consegnato al nuovo millennio le chiavi di un’eredità che pareva scolpita nel marmo, ossia il superamento dei blocchi d’influenza e il primato della legalità internazionale — simbolicamente sanciti dall’abbattimento del Muro di Berlino nel 1989 e la conseguente riunificazione delle “due Germanie” (RFT e RDT)* l’anno seguente.‎‎

Quella stagione di speranza, fondata sulla soppressione delle barriere e sul dialogo tra le nazioni, appare oggi  lontana e viene sistematicamente sostituita da una parabola politica che ha eletto l’insana mania e la forza come nuovi paradigmi di governo. Ed è in questa frattura tra l’ordine liberale e la realtà del potere che si inserisce, nell’era attuale, la figura di Donald Trump. Una figura la cui azione non rappresenta più una variante eccentrica della politica americana, ma incarna una rottura strutturale con la civiltà giuridica della tradizione occidentale.‎‎

Questa regressione trova la sua prima dimostrazione negli ossessivi rinnovo e ampliamento del muro di separazione al confine con il Messico, per poi culminare — raggiungendo il suo parossismo interno —  il 6 gennaio 2021 con l’appello alla rivolta per impedire l’insediamento di Joe Biden. Quest’ultima azione, rivendico, ha lacerato lo storico principio di fair-play nella transizione alla Casa Bianca, trasformando il garante della Costituzione nel suo principale eversore. Il colmo.

‎‎Dal 2025, con l’inizio del secondo mandato, tale “follia metodica” è tracimata oltre i confini atlantici, trasmutando la geopolitica in un esercizio di arbitrio unilaterale che calpesta apertamente la Carta delle Nazioni Unite. L’operazione militare in Venezuela del 3 gennaio scorso — mossa contro il Presidente Nicolás Maduro senza alcuna base legale internazionale o notifica dell’Interpol — rappresenta una negazione diretta del canone di non ingerenza. Lo stesso disprezzo per la sovranità nazionale altrui si riflette attualmente nell’attacco all’Iran (si legga Il Crepuscolo del Diritto: La Forza come Unica Grammatica Internazionale) e trova il suo apice di cinismo nel piano per Gaza presentato al Board of Peace di Davos, con l’ipotesi di rimodellare la Striscia in un polo residenziale israelo-americano. Inutile ricordare che ciò configurerebbe una violazione sistematica delle Convenzioni di Ginevra, riducendo il destino di un popolo a mera speculazione fondiaria.‎‎

E la deriva non risparmia nemmeno gli alleati storici, minando le basi del Trattato di Washington del 1949 (atto fondativo della NATO). La pretesa di annettere la Groenlandia, accompagnata dalla minaccia di ricorrere alla forza militare contro la Danimarca, non è un’eccentricità qualsiasi, bensì un affronto all’integrità territoriale di un alleato. A ciò si somma l’aggressione alla dignità sovrana del Canada, la cui autonomia è stata delegittimata da provocazioni che lo vorrebbero come 51esimo Stato dell’Unione. Se un Presidente USA smette di riconoscere l’esistenza stessa dei suoi vicini, cosa ne è del sistema di sicurezza collettiva? Lascio la risposta aperta come di mia consuetudine.

‎‎Stante tale quadro fattuale, l’Europa, schiacciata dai dazi e dall’imprevedibilità di un partner che ha eletto l’arbitrio a metodo di governo, non può più limitarsi all’assecondamento. Non si è di fronte a una nuova dottrina diplomatica, ma a un collasso della ragione politica che impone una reazione ferma e unitaria. È pertanto giunta l’ora di denunciare seriamente quanto l’ordine mondiale sia oggi minacciato da una psicosi del potere che ignora i limiti della legalità internazionale. Occorre agire prima che l’arbitrio di un singolo uomo cancelli definitivamente le conquiste civili nate sul finire del secolo scorso.

‎‎*Nota: RFT (Repubblica Federale Tedesca, detta Germania Ovest) e RDT (Repubblica Democratica Tedesca, detta Germania dell’Est o Comunista). Nate dalle ceneri del III Reich, dopo la spartitura del territorio tedesco tra Alleati occidentali (USA, GB, FR) e l’Unione Sovietica. Per più di quarant’anni sono state entità separate e Stati sovrani contrapposti. La riunificazione territoriale, sancita dalla pressione popolare a seguito della caduta del Muro di Berlino, è avvenuta formalmente il 3 ottobre 1990 attraverso la fusione della RDT all’ordinamento della RFT. Tale passaggio, ratificato dal Trattato sullo stato finale della Germania (Trattato 2+4), ha definitivamente ricomposto l’unità statuale tedesca.‎