L’immagine che arrivava lo scorso fine settimana da Gerusalemme non è quella di una normale e abituale diplomazia, ma quella di un pericoloso cortocircuito tra narcisismo e potere. L’ultimo incontro tra Javier Milei e Benjamin Netanyahu — con l’ombra ingombrante di Donald Trump a fare da regista morale — è il simbolo di un’era in cui le cancellerie somigliano sempre più a palcoscenici per leader fuori controllo. Per chi è abituato a leggere la Storia come un esercizio di equilibrio e prudenza, trovarsi di fronte a questa triade politica significa assistere al tramonto della logica istituzionale a favore di una sorta di fanatismo dell’ego.
Javier Milei, per esempio, non sta governando l’Argentina, ma la usa come laboratorio per le sue ossessioni. Con la scusa di “liberare” il suo popolo, sta infatti smontando pezzo dopo pezzo l’impalcatura stessa dello Stato, scambiando il Diritto per un ostacolo e il buon senso per un vizio dei vecchi tempi. Vedere un Capo di Stato che agisce più come un predicatore esaltato che come amministratore pubblico dovrebbe allarmare chiunque creda ancora nel valore delle istituzioni. La sua non è politica, è una recita permanente dove la “motosega”, ovvero i tagli, è diventata l’unico argomento logico.
E questi purtroppo non è isolato; trova in Netanyahu un alleato perfetto, un uomo che da anni gioca a scacchi con la sopravvivenza del suo sistema giudiziario pur di restare in sella, e in Trump il padrino ideale di questa “internazionale dello scompiglio”. Tutti e tre condividono una caratteristica inquietante, quella dell’allergia alle regole. Per loro, i contrappesi della democrazia appaiono come fastidi da eliminare e gli accordi internazionali sono solo carta straccia se non servono a nutrire la loro propaganda immediata. Gli Accordi di Isacco*, firmati nei giorni scorsi, ne sono l’esempio lampante con un modo di procedere che serve solamente a coprire il vuoto di una reale politica.
Ma il vero pericolo è che questo stile “svitato” venga scambiato per fermezza, quando in realtà è il segno di una profonda follia. Quando la politica perde la sua capacità di pensare, nonché di mediare, e si rifugia nel messianismo, smette di servire i cittadini per servire i capricci del leader di turno. Da giurista e attento osservatore della cosa pubblica, non posso pertanto restare silente, perché il Diritto non è un optional e la stabilità di un popolo o addirittura del mondo non può essere lasciata nelle mani di chi confonde l’atto di governare una nazione con il condurre uno show televisivo sul primo canale. L’abbraccio, quindi, tra il Presidente argentino e il Premier israeliano a Gerusalemme non è simbolo di valori autentici, ma il sintomo di un virus pericoloso suscettibile di largo contagio.
*Nota a margine: Sottoscritti il 19 aprile 2026, gli Accordi di Isacco segnano il passaggio dalla diplomazia delle istituzioni alla “diplomazia dei leader”. Sotto la veste formale di protocolli internazionali su sicurezza e tecnologia, il trattato istituzionalizza nel fondo un asse ideologico che scavalca i consueti canali multilaterali, subordinando i rapporti tra Stati alle affinità elettive dei rispettivi firmatari. Trattasi, in definitiva, di formalizzazione sotto forma di trattato dello strumento di propaganda personale.