‎Ragion di Stato o populismo? L’anomalia della parte civile italiana a Crans-Montana

‎‎‎‎Dopo l’inusitato slancio retorico dell’Ambasciatore Cornado, la gestione italiana della tragedia del Constellation segna un nuovo, inquietante susseguente: la costituzione di parte civile dello Stato nel processo penale istruito dal Vallese. Si tratta di un’iniziativa che, analizzata sotto il profilo della dogmatica giuridica e della prassi internazionale, appare priva di fondamenta solide e, per certi versi, financo temeraria. Nel Diritto, la legittimazione a costituirsi parte civile esige la sussistenza di un danno diretto, immediato e patrimoniale in capo al danneggiato; tuttavia, in un evento tragicamente riconducibile alla responsabilità colposa di soggetti privati in territorio estero, lo Stato italiano non vanta alcun titolo erariale leso. L’Italia non è proprietaria dei suoi cittadini, né può surrogarsi ai familiari delle vittime in una pretesa risarcitoria che attiene esclusivamente alla sfera civilistica del danno parentale.‎‎

Il paradosso emerge con forza se si guarda alla Storia recente. Lo Stato italiano non ha mai ritenuto di costituirsi parte civile in occasioni di ben più pesante portata, come la strage del Bataclan nel 2015 o gli attentati di Nizza e Berlino l’anno dopo, dove la compromissione degli interessi nazionali sarebbe stata quantomeno più plausibile. In quei frangenti, però, i Palazzi romani e l’Avvocatura dello Stato hanno coerentemente rispettato il perimetro della sovranità altrui e la natura privatistica della pretesa risarcitoria. Forzare oggi la mano contro la Confederazione, come se il proprietario del Constellation fosse il governo di Berna o come se l’amministrazione locale fosse responsabile oggettiva dell’incendio, rappresenta una deriva che il Diritto internazionale pubblico, al capitolo relazioni internazionali, fatica a inquadrare.‎‎

Sotto il profilo della giurisprudenza, tale istanza — voglio essere onesto — comporta una probabilità altissima di irricevibilità per carenza di interesse ad agire (Locus Standi). In parole povere, ciò significa che la Dottrina processuale — a prescindere dall’ordinamento — non ammette la trasposizione del consenso politico in parte lesa. ‎L’Italia, per l’ennesima volta in questa tragedia, sta comportandosi senza vero discernimento e, mi pare di capire ad oggi, persino da bulla nei confronti di tutte le istituzioni svizzere. Tale postura — sottolineo — non solo strumentalizza le vittime, ma offende il Diritto trasformando ciò che alla fonte è una legittima richiesta di giustizia in una contesa priva di bussola deontologica. Risultato: l’Italia sarà moralmente derisa e, giuridicamente, smentita.