‎Il ritorno dell’Ambasciatore: la diplomazia riprende il suo corso

‎‎Il rientro a Berna dell’Ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, previsto per domani in serata, non è soltanto un lieto annuncio, ma il tardivo riconoscimento di una necessità funzionale che non avrebbe mai dovuto essere sacrificata sull’altare del simbolismo politico. Come sostenuto in questa sede sin dal richiamo a Roma del 24 gennaio scorso, l’assenza del titolare della diplomazia italiana in Svizzera ha rappresentato un vulnus strategico, difficilmente giustificabile alla luce della prassi internazionale e degli interessi in gioco.‎‎

La decisione di richiamo in seguito alla scarcerazione sotto cauzione di Jacques Moretti — correlata all’inchiesta sull’incendio del Constellation a Crans-Montana — è subito apparsa, all’analisi tecnica dello scrivente, una reazione iperbolica e soprattutto incongrua con la natura stessa del caso. Come già diverse volte enunciato, di fronte a dossier che coinvolgono la cooperazione giudiziaria internazionale, la figura ambasciatoriale si rivela centrale, in quanto perno operativo della vigilanza e del dialogo tra ordinamenti (specie in momenti di tensione). Oggi, difatti, il ritorno di Cornado viene argomentato con la consapevolezza di una sua «presenza fondamentale per monitorare l’andamento della procedura.»‎‎

È l’ammissione implicita, questa, di quanto pertanto denunciato negli ultimi scritti in materia, ovvero l’irrazionalità della rottura diplomatica applicata alla circostanza. La politica estera, per definizione, non può permettersi vuoti istituzionali quando la materia trattata sottende la collaborazione — fatta salva la riserva di giurisdizione — tra autorità straniere; il rientro di domani segna dunque il ritorno alla normalità e alla logica che la prassi richiede.

‎‎Una saggia decisione, seppur quindi tardiva, che riconosce finalmente l’importanza del primo inquilino di Villa Fiorentina nel complesso scacchiere delle attuali indagini «di cooperazione rafforzata». Vegliare sui procedimenti e contribuire per accertare la verità dei fatti richiede — reitero — piena operatività, non segnali di assenza. Bentornato, perciò, caro e stimato Ambasciatore.‎‎

Nota a margine: Richiamare l’Ambasciatore — giova ancora ribadire — è stata peraltro una scelta controproducente verso la vasta comunità italiana in Svizzera, il cui riscontro ha rischiato di comprometterne l’immagine e la serietà.‎